Thursday, April 22, 2010

Alexander Rodchenko e la fotografia

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Alexander Rodchenko è stato uno dei grandi artisti del Costruttivismo russo della prima metà del XX secolo. La sua opera è famosa in tutto il mondo e fino ad oggi, Rodchenko è uno dei principali esponenti del movimento moderno. Prima di scoprire la fotografia come nuovo mezzo di comunicazione nella metà degli anni venti, si era distinto a Mosca come artista innovativo, interessato a tutte le forme d’espressione artistica. La sua idea di fotografia era una rottura radicale con la fotografia artistica tipica del periodo a cavallo dei due secoli. Lo sguardo fotografico doveva essere rivoluzionato, il movimento “Neues Sehen” (nuova visione) doveva cambiare la società e l’uomo in un’era di cambiamenti epocali in Russia ed in Europa.
Nato nel 1891 a San Pietroburgo, era figlio di un trovarobe del teatro. Nel 1901 la famiglia si trasferì a Kazan dove Rodchenko iniziò a studiare nel 1910 all’Istituto d’Arte. Lì incontrò la sua futura moglie, l’artista Warwara Stepanowa. Nel 1914, Rodchenko si trasferì a Mosca e per un breve periodo studiò arti applicate presso l’Università dell’Arte Stroganov di Mosca. Già allora rifiutava l’idea di un’arte borghese sensuale interessandosi per le forme astratte.
Nel 1916 conobbe Wladimir Tatlin che lo invitò alla sua mostra “Magazin”, alla quale parteciparono Kasimir Malewitsch, Ljubow Popowa e Alexandra Exter ed altri. Dopo la rivoluzione Rodtschenko si impegnò come molti altri artisti dell’avanguardia per la costruzione di nuove strutture della produzione artistica nella giovane Unione Sovietica. Dal 1918 al 1821 fu membro della IZO Narkompros (sezione delle arti figurative nel Commissariato del popolo all’istruzione). Nel 1920 fu attivo come membro fondatore dell’ INChUK (Istituto di Cultura Artistica) e sviluppò insieme a Wassily Kandinsky ed altri artisti l’idea di una rete di musei d’arte nell’intero paese. Insegnò dal 1920 al 1930 presso la Facoltà di lavorazione del legno e del metallo presso il VchUTEMAS-VchUTEIN (Laboratori tecnico-artistici superiori). Nel 1921 proclamò la fine dei dipinti su tavole dopo che al suo contributo essenziale all’astrazione, composizioni di punti e linee o superfici senza prospettive, erano seguite costruzioni spaziali sospese. Nel 1922 partecipò con queste opere alla “Prima Mostra d’Arte Russa” presso la Galleria Van Diemen a Berlino.
Nelle successive discussioni artistiche degli anni venti, il ruolo della tecnica acquistò un crescente interesse. Il circolo dei costruttivisti di cui faceva parte Rodchenko, lanciò lo slogan: “Arte nella Produzione”. Rodchenko sviluppò da questo l’idea dell’artista-ingegnere, che intende l’arte primariamente come la progettazione di oggetti usati. Egli lavorava nel settore pubblicitario insieme a Wladimir Majakowski, progettò disegni murali, trasparenti e chioschi.
Per la raccolta di poesie di Majakowski “Pro eto” Rodchenko sviluppò i primi fotomontaggi da frammenti reali come suggerimenti indipendenti al testo letterario. Egli era anche uno degli iniziatori della tipografia moderna. Al contempo si dedicò in modo determinato alla fotografia. Nel 1924 Rodchenko si comprò la prima macchina fotografica. Nacquero così i primi ritratti della sua famiglia, degli amici artisti e dei colleghi della rivista LEF come Wladimir Majakowski, Ossip Brik e Ljubow Popowa. Nel 1925 allestì il padiglione sovietico per la mostra “Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels modernes” a Parigi. In quell’occasione, Rodchenko acquistò una nuova macchina fotografica, una Ica 4×6,5. Con questa piccola macchina fotografica poteva esplorare nuovi motivi e prospettive all’aperto. Al suo ritorno a Mosca iniziò a documentare la città ed i suoi cambiamenti architettonici e sociali. Una delle sue serie più famose “Case nella via Myasnitskaya”, mostra l’architettura da un’estrema vista dal basso. Negli anni successivi girovaga per le strade di Mosca e fotografa le opere costruttiviste, club di architetti, fabbriche, macchine moderne, cucine industriali, pali telegrafici, centrali elettriche, scale e parchi. Immortala i motivi con viste estreme dall’alto e dal basso, in diagonale, sezioni e dettagli. Per la sensibilità visiva di allora questo era un processo inusuale. Ma i nuovi compiti e temi richiedevano secondo lui una nuova forma della presentazione: «Se si desidera insegnare all'occhio umano a vedere in una nuova maniera, è necessario mostrargli gli oggetti quotidiani e familiari da prospettive ed angolazioni totalmente inaspettati e in situazioni inaspettate; gli oggetti nuovi dovrebbero essere fotografati da angolazioni differenti per offrire una rappresentazione completa dell'oggetto.» (1928)
Le sue riprese furono pubblicate nel 1923 sulla rivista LEF di cui lui fu il co-fondatore e successivamente in Novy LEF per il quale Rodchenko allestì anche la prima pagina. Su Novy LEF pubblicò i suoi pensieri sul compito della fotografia nel senso di ponderazioni di natura percettiva-psicologica. «La città moderna con i suoi edifici multipiano, gli stabilimenti, le fabbriche ecc. i centri commerciali a due o tre piani, tram, automobili, insegne pubblicitarie, piroscafi, aeroplani, tutto questo (…), ha necessariamente cambiato la psicologia della percezione tradizionale. Quindi sembra che solamente la macchina fotografica possa ritrarre la vita moderna.» (1928)
Tuttavia dal 1928, Rodchenko si dovette confrontare con una critica sempre più feroce. “Pericoloso” e “borghese-formalistico” così la rivista Sowjetskoje definì le fotografie, non appena furono pubblicate i primi lavori sulla rivista Novy LEF. Fu diffamato quale sostenitore della fotografia sperimentale di Moholy-Nagy e Man Ray. Lo sfondo politico è un maggiore ricorso alla fotografia come strumento per la comunicazione di massa che doveva essere inequivocabilmente “leggibile”. Le redazioni sovietiche richiedevano di nuovo una fotografia tradizionale paesaggistica, ritrattistica e documentaristica. Nel 1930, Rodchenko si trovò costretto a rinunciare alla sua cattedra presso il VchUTEMAS, nel 1931 fu escluso dal gruppo Oktjabr, che si era formato nel 1928 dal Novy LEF.
Negli anni trenta, Rodchenko lavorò insieme a sua moglie Warwara Stepanowa come creatore artistico per numerosi edizioni della rivista SSSR na strojke (URSS in costruzione). Nel 1933 andò nella Carelia per documentare la costruzione del canale del Mar Bianco che doveva essere costruito entro 500 giorni, per la maggior parte da prigionieri. Nel periodo dei grandi processi sensazionali degli anni trenta, iniziò di nuovo a dipingere, per lo più motivi dal mondo circense che riprendeva anche con la macchina fotografica. Per il 1940 era prevista una propria edizione sul circo sulla rivista SSSR na strojke che non fu più realizzata perché scoppiò la seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, fisicamente già indebolito, sperimentava con la fotografia a colori e lavorava come creatore artistico. Il 3 dicembre 1956 Alexander Rodchenko muore a Mosca.

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